L'illuminazione è quasi sempre il primo ambito da cui si parte quando ci si avvicina alla domotica. Le opzioni disponibili però sono diverse, e capire le differenze aiuta a evitare acquisti sbagliati.

Lampadine smart

Sono la soluzione più semplice: si sostituisce la lampadina esistente con una versione connessa (Wi-Fi o Zigbee), senza toccare l'impianto elettrico. Permettono di regolare intensità e, in molti casi, colore della luce.

Quando ha senso: appartamenti in affitto, o per iniziare senza opere.

Limite principale: l'interruttore fisico deve restare sempre acceso, altrimenti la lampadina perde l'alimentazione e diventa "muta" ai comandi da app.

Interruttori e moduli smart

Sostituiscono l'interruttore tradizionale mantenendo le lampadine esistenti (anche non smart). Richiedono un intervento elettrico minimo, ma restano compatibili con l'impianto già presente.

Quando ha senso: quando si vuole rendere smart l'illuminazione senza cambiare tutte le lampadine, o in ambienti con lampadari con più punti luce.

Moduli sotto traccia

Si installano dentro la scatola elettrica, a monte del punto luce. Sono la soluzione più "pulita" esteticamente perché non si vede nulla di diverso rispetto a un impianto tradizionale.

Quando ha senso: in fase di ristrutturazione o nuova costruzione, quando si può intervenire sull'impianto elettrico.

Scenari e automazioni

Al di là del singolo dispositivo, il vero valore della luce smart si vede quando si creano scenari: ad esempio l'accensione automatica all'ingresso in casa al tramonto, o lo spegnimento generale con un solo comando alla sera. Questo tipo di automazione richiede quasi sempre un hub o un'app centrale che colleghi i vari dispositivi, anche di marche diverse.

Come scegliere

Se stai partendo da zero, valuta prima quanti punti luce vuoi rendere smart e se prevedi lavori di ristrutturazione nei prossimi anni. Per un impianto duraturo, moduli sotto traccia o interruttori smart offrono generalmente più affidabilità nel tempo rispetto alle sole lampadine.